Tutelare la vita sott’acqua: una necessità collettiva

Se ci chiedessero di identificare la Terra a colpo d’occhio dallo spazio, non avremmo difficoltà: le enormi chiazze blu costituite dalle distese d’acqua distinguono il nostro dagli altri pianeti visibili, perché ne ricoprono ben tre quarti della superficie. Non è difficile immaginare perché la loro tutela sia fondamentale per il benessere della Terra e di conseguenza il nostro. Per questo motivo, l’Agenda 2030 – programma d’azione per lo Sviluppo Sostenibile promosso dall’Onu a partire dal 2015 - include tra i suoi obiettivi quello dedicato alla tutela della vita sott’acqua.

Gli oceani rappresentano il 99% di spazio di vita per volume

“Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile’’ questo è l’impegno dell’obiettivo 14 che si articola in numerosi target. Tra i principali traguardi da raggiungere nei prossimi dieci anni:

  • Prevenire e ridurre in modo significativo ogni forma di inquinamento marino, in particolar modo quello derivante da attività esercitate sulla terraferma, compreso l’inquinamento dei detriti marini e delle sostanze nutritive entro il 2025.
  • Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell’acidificazione degli oceani, anche attraverso una maggiore collaborazione scientifica su tutti i livelli.
  • Aumentare i benefici economici dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo e dei Paesi meno sviluppati, facendo ricorso a un utilizzo più sostenibile delle risorse marine, compresa la gestione sostenibile della pesca, dell’acquacoltura e del turismo entro il 2030.
  • Potenziare la conservazione e l’utilizzo sostenibile degli oceani e delle loro risorse applicando il diritto internazionale per la conservazione e per l’utilizzo sostenibile degli oceani e delle loro risorse.
  • Aumentare la conoscenza scientifica, sviluppare la capacità di ricerca e di trasmissione della tecnologia marina, tenendo in considerazione i criteri e le linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul Trasferimento di Tecnologia Marina, con lo scopo di migliorare la salute dell’oceano e di aumentare il contributo della biodiversità marina allo sviluppo dei Paesi emergenti.

Perché l’obiettivo 14 è così importante? Perché riguarda la gestione del più grande ecosistema del pianeta: mari e oceani contengono il 97% dell’acqua presente nel globo e la loro superficie è tre volte superiore alla somma di quella di tutti i continenti terrestri. L’impatto di questo enorme ecosistema sulla vita di tutti noi è considerevole, alcuni dati riportati direttamente dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ci danno un’idea più precisa in merito.

  • Mari e oceani forniscono circa la metà dell’ossigeno necessario alla vita e assorbono un terzo dell’anidride carbonica in atmosfera.
  • Gli oceani contengono approssimativamente 200.000 specie identificate.
  • Gli oceani rappresentano la più grande riserva di proteine al mondo, con più di 3 miliardi di persone che dipendono dagli oceani come risorsa primaria di proteine.
  • Il 40% degli oceani del mondo è pesantemente influenzato dalle attività umane, il cui impatto comprende l’inquinamento, l’esaurimento delle riserve ittiche e la perdita di habitat naturali lungo le coste.

Ogni minuto, l’equivalente di un camion di plastica viene scaricato negli oceani

La temperatura, la composizione chimica, le correnti e la vita degli oceani hanno influenza sui sistemi globali che rendono la terra un luogo più o meno vivibile. Il mare regola e ha impatto sull’acqua piovana, sull’acqua che beviamo, sul nostro cibo, sull’ossigeno presente nell’aria, sul meteo e sul clima. In definitiva, tutti questi elementi dovrebbero bastare ad attestare una verità ineluttabile: alla base di un futuro sostenibile vi è la corretta gestione delle risorse idriche.

‘Gli oceani sono il punto in cui si uniscono il pianeta, le persone e la prosperità. È di questo che tratta lo sviluppo sostenibile. Riguarda tutti noi in qualità di abitanti della Terra, coinvolti e consapevoli di agire per la nostra responsabilità verso il pianeta, i popoli e gli oceani’. Già nel 2012 Elizabeth Thompson - vice coordinatore esecutivo per la conferenza Rio+20 in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani – ribadiva con queste parole l’importanza delle risorse oceaniche. Tuttavia, a distanza di undici anni da questa presa di coscienza, la situazione non è delle più rosee: l’inquinamento e l’incuria degli oceani stanno minacciando la sopravvivenza di oltre 200.000 specie viventi. Una ricerca della Commonwealth Industrial and Scientific Organization riporta un dato impressionante: ci sono circa 14,4 milioni di tonnellate di microplastiche sul fondo degli oceani. Si tratta di più del doppio della quantità di plastica rispetto a quella presente sulla superficie terrestre. L’ultimo report del WWF sul tema dello Sviluppo sostenibile lancia l’allarme sul fallito raggiungimento dell’Obiettivo 14. Solo per 2 target sui 6 previsti ci sono progressi in atto e riguardano la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse marine. Allo stesso tempo la mancanza di un monitoraggio e di una rendicontazione accurata rendono difficile valutare il successo nel raggiungimento degli obiettivi.

L’attenzione all’ambiente marino sta aumentando ma i finanziamenti rimangono insufficienti

Nonostante l’importanza socio-economica rivestita dal mare per il nostro Paese, l’Italia risulta tra gli Stati membri che presentano importanti inadempienze. In generale, per raggiungere i traguardi definiti dall’obiettivo 14, i Paesi aderenti dovranno fare di più per ridurre ogni forma di inquinamento marino con particolare attenzione a quello derivante da attività sulla terraferma come lo scarico di rifiuti. Il focus rimane però la protezione dell’ecosistema marino attraverso strategie di resilienza che ne garantiscano il ripristino e il ritorno allo stato naturale iniziale. Per garantire ciò, dovranno essere ridimensionate tutte le attività su larga scala come la pesca e l’acidificazione delle acque.

Accanto alle inadempienze dei Paesi membri dell’Unione Europea, ci sono invece esempi di numerose aziende e brand virtuosi che si sono mossi per ridurre l’impatto ambientale su mari e oceani. Tra le iniziative degne di nota quella del celebre brand di sportwear Adidas - in collaborazione con l’organizzazione ambientale Parley – per arginare l’enorme quantità di plastica presente negli oceani. Il punto di partenza è la constatazione di come la plastica che gettiamo via entri a fare parte della catena alimentare uccidendo la fauna marina e distruggendo l’ambiente. Per intenderci: se la mole di rifiuti gettati si manterrà inalterata nel tempo, entro il 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesci. Adidas ha deciso dunque di partire dal riutilizzo della plastica: i rifiuti abbandonati sulle spiagge e le comunità costiere vengono recuperati e trasformati in materiale grezzo per realizzare un’intera linea di capi. Nel 2015 è stato realizzato il primo prototipo di scarpa creata con filato e filamenti provenienti da rifiuti marini riciclati e reti da pesca recuperate nelle profondità oceaniche. Da allora la produzione si è estesa a milioni di scarpe e ad una intera linea di abbigliamento ad alte prestazioni. Dal 2015 al 2019 la collaborazione con Parley ha aiutato a tenere fuori dagli oceani ben 2810 tonnellate di plastica.

Entro il 2050 l’oceano ospiterà più plastica che pesci

Altro esempio virtuoso è quello di Lush – marchio britannico di cosmetici rigorosamente fatti a mano - che ha deciso di ridurre il packaging dei prodotti al minimo indispensabile e dove possibile vendere i prodotti nudi, senza alcun tipo di confezione. Laddove la plastica non è totalmente eliminabile, Lush opta per materiale riutilizzabile e riciclabile. La sostenibilità dell’azienda si spinge aldilà del prodotto: nel 2018 Lush ha inaugurato il primo naked shop senza plastica a Milano. Nello store di Via Torino sono in vendita prodotti solidi e nudi per sensibilizzare ad una cosmesi alternativa che non richiede l’impiego massivo di plastica.

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