Essere thought leader, leader di pensiero, significa essere riconosciuto quale voce autorevole nel proprio settore e/o nella propria specializzazione. Ma andremmo un pochino oltre il significato più stretto: sempre più consideriamo thought leader un leader e un’azienda che hanno un impatto positivo sulla società nel suo complesso, nel presente e nel futuro. In questo senso, il thought leader ha chiara una visione di breve e lungo termine che implica sostenibilità economico-finanziaria al fianco della sostenibilità sociale e ambientale, che abbia quindi al centro della propria strategia le persone e il pianeta. Per una start-up è difficile pensare anche a questo (forse): serve concentrarsi sulla ricerca di investitori, sulla fattibilità, sulla scalabilità, sulla sostenibilità puramente economica, sul servizio o prodotto da sviluppare e promuovere... Ma è necessario prendersi il tempo anche per riflettere sul proprio posizionamento di lungo termine, sulla propria autorevolezza da costruire nel tempo; e se non fosse un problema di tempo, allora può essere un fattore culturale, perché semplicemente non si ha chiaro quale sia il valore di un posizionamento forte e duraturo – e allora serve un nuovo mindset, o semplicemente qualcuno che ti racconti che cosa significa e ti proponga degli esempi. Proviamo a esplorare tre sfere, per chiarirci le idee: purpose, crisis preparedness, action.
Questa visione di lungo termine che ha al centro delle proprie scelte di business le persone e il pianeta è la purpose. Qual è il ruolo che l’azienda / il leadership team vuole avere nella società del presente e del futuro in termini di impatto positivo sulla società? Quali sono i valori che muovono l’azienda e i leader che la guidano? Sono queste le domande a cui rispondere per avere chiara la propria purpose. Non è facile, ma è necessario sforzarsi e fare questo esercizio, fin dai primi giorni della propria esistenza sul mercato.
Quali sono alcuni degli ingredienti necessari?
Ascolto
Ascoltare il mercato e la società, ascoltare i propri collaboratori e i partner, i clienti e altri pubblici per comprendere sì come posizionarsi da un punto di vista di business, ma anche per intercettare i bisogni e le esigenze della società nel suo complesso, internamente ed esternamente, è essenziale. Esistono diverse tipologie di ascolto e analisi, dalle più tradizionali survey ai focus group alle interviste one to one. Comprendere come meglio abbinare lo scopo del proprio business con la propria visione di lungo termine è un passaggio determinante per la costruzione della strategia di posizionamento di lungo termine.Collaborazione
L’azienda di successo, quindi il leadership team, è collaborativa: condivide nel modo più trasparente gli obiettivi, le strategie, i risultati con i propri collaboratori. È in grado di operare in un ecosistema complesso capace di dialogare e scambiare idee. In questo senso, la classica gerarchia piramidale deve cadere per lasciare spazio a team orizzontali che lavorano sì nel proprio ambito di specializzazione, ma sempre a conoscenza delle attività che trasversalmente i propri collaboratori svolgono nello stesso momento, anche intervenendo sull’operato degli altri e ascoltando i pareri degli altri, per migliorare sempre. Solo così la responsabilizzazione di ciascuno cresce, diffondendo un clima di fiducia multi-direzionale.Formazione
Non si smette mai di imparare. Si studia e si impara a vita. Non esiste più la propria specializzazione fissa e stabile nel tempo, il proprio lavoro della vita. Lo sa bene chi lavora nel mondo delle start-up: un’idea non funziona, si passa a un’altra idea e poi a un’altra. Si tenta, si fallisce, si ritenta. E anche quando il successo arriva, è necessario continuare ad aggiornarsi, avere competenze molto trasversali che permettono di affrontare il cambiamento continuo e veloce. Si può vendere la propria attività e passare a un’altra, e si riparte da capo. O posso svolgere più attività contemporaneamente, a beneficio di tutte le attività che svolgo, in termini di mindset e network, imparando da tutte e sfruttando le mie nuove conoscenze in tutte le aree in cui mi muovo.Inclusione
Non esiste un’azienda senza l’inclusione. Inclusion & Diversity riguarda una cultura ampia delle pari opportunità. Non basta parlarne: bisogna agire e saperlo fare bene. Non basta avere tra i collaboratori etnie diverse o più orientamenti sessuali, avere metà donne e metà uomini. No. L’inclusione è la capacità di attrarre e trattenere persone diverse tra loro, portatori di punti di vista dei più vari: etnia e orientamento sessuale, religione e disabilità, personalità ed età, background e istruzione... E poi essere in grado di ascoltare, creare team di lavoro diversificati, in grado di interpretare le sensibilità locali, religiose, generazionali, valoriali, emozionali, ecc., di valorizzare il talento di ciascuno, far sentire ciascun individuo non solo importante, ma essenziale.Sostenibilità
Non esiste un’azienda che non abbia cura dell’ambiente. La sostenibilità ambientale dev’essere parte integrante del business, non una macchietta che fa da corollario. Ogni singola attività aziendale dev’essere pensata nel contesto della tutela del pianeta. Ma si può andare anche oltre: il prodotto o il servizio stesso della start-up in questo caso può avere a che fare con la tutela del territorio e dell’ambiente; e allora più che mai la strategia di business e la strategia di sostenibilità ambientale si parlano divenendo un tutt’uno. Lo stesso vale per le persone e la società: ogni singola attività aziendale deve essere pensata nel contesto della tutela e della valorizzazione delle persone; andando oltre, il prodotto o il servizio stesso possono avere finalità sociali, e allora la strategia di business e la strategia di sostenibilità sociale diventano la stessa cosa. La capacità della leadership e dell’azienda sta poi nel comunicare questi principi verso gli stakeholder interni ed esterni, con una strategia di comunicazione strutturata, di breve e lungo termine, che tenga conto del valore del contenuto, della capacità di ascolto e conversazione, di un approccio multi-canale basato su obiettivi e target chiari.Cosa può contribuire a rendere un’azienda o una leadership ancor più solida nel lungo termine? La capacità di adeguarsi al cambiamento, soprattutto quando si tratta di crisi o situazioni complesse. Essere in grado di prepararsi alle crisi – e poi di affrontarle ed uscirne più forti – è un ingrediente fondamentale per qualsiasi azienda, di qualsivoglia dimensione.
Come essere pronti ad affrontare una crisi?
Mappatura degli Stakeholder
Avere chiaro chi sono tutti i propri stakeholder di riferimento, quindi non solo i target che consideriamo nel nostro business plan, bensì l’ecosistema intero che ruota attorno a noi, è essenziale per comprendere chi sono i nostri interlocutori esistenti e potenziali in un contesto di crisi: collaboratori e dipendenti, clienti e fornitori, partner e associazioni, università e istituzioni, banche e governo...Mappatura dei Rischi
Quali sono i rischi che posso incontrare lungo la strada verso il possibile successo? Quali potenziali crisi hanno un impatto sulla mia reputazione? Mappare i potenziali rischi è essenziale per non trovarsi impreparati. Le tipologie di rischio sono varie e innumerevoli, ne elenchiamo qui solo alcune: crisi di natura economica o finanziaria, contenzioso, riduzione delle attività, errore di comunicazione, attacco cyber, pandemia...Scenario Planning
Una volta che ho chiari i rischi, per ciascuno elaboro una strategia: immagino lo scenario, decido il tipo di approccio generale (proattivo o reattivo, per esempio); elaboro messaggi chiave brevi e chiari per ciascun caso, così come una traccia di un possibile comunicato e i testi per i social media, adeguando il contenuto a ciascuna piattaforma (attenzione al tono e al numero di caratteri).Crisis Team
Per affrontare una qualsiasi crisi è necessario che al mio interno – e con l’eventuale aiuto di consulenti esperti – abbia chiaro chi faccia parte del team di crisi. Il team dovrebbe idealmente includere un core team fisso che consideri tutte le funzioni più strategiche, con ruoli e responsabilità chiari e definiti per ciascuno; e un team che intervenga invece solo in base alla tipologia di crisi (per esempio il team IT sarà cruciale nel caso di un cyber attack).Simulazioni
Prepararsi significa anche testare. Testare le capacità del crisis team, così come lo scenario planning e le procedure interne è fondamentale per mettersi alla prova. Immaginare di vivere una crisi e agire come se mi trovassi in una crisi è come esserci dentro realmente: questo esercizio aiuta ad accrescere la capacità di affrontare la situazione complessa, individuare le persone che possono fungere da pilastro durante un’emergenza reale ed eventualmente aggiustare le procedure interne se non fossero abbastanza efficaci.A questo punto il leader ha tutti gli elementi per circoscrivere il proprio ruolo nel mondo, e quello della propria organizzazione, e dare voce alla propria leadership. Questa, per avere un impatto concreto sulla società, deve prima di tutto essere ascoltata e compresa. Nei luoghi e nelle modalità più corrette. Una volta mappati i pubblici di riferimento valgono infatti le regole tradizionali della comunicazione. Ogni audience può essere raggiunta attraverso canali differenti, e ogni canale può ospitare contenuti diversi. Al leader, e all’organizzazione, il compito di declinare la thought leadership.
Quali sono gli esempi concreti di thought leadership in azione?